Abitata fin dai tempi più remoti (reperti micenei a Vivara, tombe romane a Campo inglese) Procida fu certamente abitata dai greci e dai latini prima dei romani.
Certe sono le testimonianze delle invasioni barbariche conseguenti la caduta dell’impero romano e le incursioni saracene successive.
Intorno al mille i normanni istituirono un feudo che fu assegnato alla famiglia dei da Procida il cui più noto esponente fu quel Giovanni da Procida protagonista dei vespri siciliani.
Successivamente (1400) i d’Angiò concessero Procida in feudo ai Cossa prima ed ai D’Avalos poi.
Carlo III di Borbone elesse Procida a luogo preferito per la caccia e nel periodo borbonico si ebbe il massimo sviluppo dell’isola in particolare con l’attività marinara e la cantieristica navale. Il periodo borbonico è stato il più florido per l’isola di Procida sia dal punto di vista economico che culturale. I bastimenti costruiti nei cantieri di Procida e condotti da marinai dell’isola solcavano tutti i mari del mondo contribuendo alla ricchezza dell’isola con i traffici che gli abili capitani armatori locali intessevano in tutto il mondo. La ricchezza che ne è scaturita ha prodotto tra l’altro i ricchi palazzi signorili interessanti per l’architettura e per i sontuosi giardini che li corredano.
Durante il settecento molti degli abitanti di Procida appartenevano a quella elite culturale che rendevano Napoli capitale culturale europea. Eusebio Marcello Scotti, giustiziato dalla repressione borbonica nel 1799, autore tra l’altro di un catechismo nautico (su i doveri civili, morali e religiosi dei naviganti da applicarsi anche al commercio) fu uno dei più insigni rappresentanti di questi meritevoli cittadini di Procida.
Procida ne 1799 aderiva alla repubblica napoletana dando vita a quella breve esperienza che molti considerano un primo impulso al risorgimento nazionale, un contributo di 16 martiri giustiziati nella stessa piazza che oggi a loro è dedicata.
Nella seconda parte del secolo diciannovesimo la propulsione meccanica ed un certo attaccamento ai valori della navigazione tradizionale a vela facevano perdere a Procida, nel settore cantieristico ed amatoriale,la posizione di rilievo, che aveva avuto durante il settecento ed inizio ottocento. Gli isolani conservavano però la notevole professionalità nel campo navale come comandanti e direttori di apparati motori delle navi e tutt’ oggi sono marinai rinomati e richiesti in tutte le marinerie del mondo.
Le esperienze di ogni tipo maturate in ogni angolo del mondo né hanno fatto un popolo fiero e non servile, ma aperto ed ospitale.
Urbanistica ed Architettura
Procida presenta un particolare impianto urbanistico ed una caratteristica architettura. Ha un nucleo abitativo nato intorno a quella che oggi è la Terra Murata, e che si è nel tempo sviluppato con tanti piccoli borghi edificati in epoche successive allargandosi sempre di più nell’isola al punto che oggi tutta l’isola si può considerare un unico centro abitato con un asse principale (via V. Eman. e via G. da Procida) che collega tra loro due delle tre marine. Questo asse principale che si è sviluppato in prevalenza nel settecento ha notevoli palazzi di pregevole fattura che aprono su giardini “che sembrano giardini imperiali“. L’architettura di questi palazzi ricalca quella napoletana del settecento; i più antichi nuclei sia marinari che rurali presentano la classica architettura mediterranea con archi , volte e rampanti di scale che in particolare alla Corricella ed al Vascello trovano massima espressione.
Terra Murata è il nucleo più antico, si articola intorno all’abbazia di S. Michele. Questa oggi è di struttura essenzialmente seicentesca ma presenta la facciata principale chiaramente romanica e si ritiene fondata su un tempio di epoca romana
(questa ipotesi è suffragata da una lapide romana di recente rinvenimento). E’ ricca di opere di rilievo quali un raffinato soffitto a cassettoni con decori in oro, un importante organo del settecento, vari quadri di scuola napoletana del seicento, di cui uno attribuito a Luca Giordano, (attribuzione considerata impropria secondo una ipotesi più recente), una ricca biblioteca con circa 8000 antichi volumi, un coro ligneo seicentesco ed altre interessanti vestigia dei passati fasti di Procida.
Lo sviluppo dell’isola ha comportato nel tempo l’edificazione delle marine di Sancio Cattolico, della Corricella, e dei borghi di Casale, Vascello, Casaliello, Spianata che si articolano intorno alla piazza dei martiri che fu centro politico ed economico nel settecento ed ottocento.
Piazza dei Martiri è dedicata a 16 cittadini di Procida impiccati nella stessa piazza dalla repressione borbonica dopo la breve esperienza della repubblica partenopea. Un monumento ricorda questi precursori di valori di uguaglianza e libertà, un altro monumento è dedicato ad un illustre cittadino di Procida (Antonio Scialoja giurista ed economista che fu ministro del primo regno d’Italia . E’ dominata dal palazzo dei marchesi di Iorio e dalla chiesa della Madonna delle Grazie
(Sammarezio), ma la vera attrazione è costituito dall’incomparabile panorama che dalla piazza si può godere. Intorno alla piazza i vari borghi menzionati consentono di apprezzare gli elementi caratteristici dell’urbanistica e dell’architettura dell’isola. In questi si fondono armonicamente motivi architettonici di interessi collettivi
(solidarietà e mutua difesa), ed esigenze private, soluzioni statiche e armonia compositiva. In particolare alla Corricella: un piccolo porticciolo di pescatori conservato in tutte le sue caratteristiche sia nell’agglomerato di case edificate in prevalenza nel seicento che si articolano in un inestricabile groviglio di scale, volte, terrazzi (vefii) con colori tenui, diversi ma armonicamente combinati tra loro, sia nei valori antichi di solidarietà e mutuo sostegno.
Alla Corricella si ha una vista d’assieme di indicibile armonia ed una serie di dettagli di volte, scale ecc. unici.
La marina è accessibile solo a piedi, per cui si ha una oasi di tranquillità nella quale ci si abbandona in una situazione senza tempo né spazio al tepore del sole (esposta a mezzogiorno ha un clima mite in ogni periodo dell’anno) alle voci degli uomini, abbagliati dai colori delle case.
La Corricella è stata proposta come parte del patrimonio universale dell’UNESCO.